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Cecco a Cena

Mallegni, (s)Forza Italia e il fascino del mastice e della poltrona

mercoledì, 13 settembre 2017, 17:15

di aldo grandi

Una volta, a margine di una interSvista, Massimo Mallegni, quando era nostro amico, ci disse che se fosse andato a Roma a fare il parlamentare o anche, chissà, qualcosa di più, ci avrebbe volentieri chiamati a fare il suo capo ufficio-stampa perché, secondo lui, di meglio - e lo ringraziammo - non ce n'era e non ce n'è. Poi, però, da straordinario politico qual è, aggiunse che se lo avesse fatto, alla fine non sarebbe riuscito a gestirlo poiché il sottoscritto, lo sapeva e lo sa, è ingestibile a tutte le latitudini possibili e immaginabili, figuriamoci a quelle di Montecitorio o Palazzo Madama. Capimmo già allora, ancora prima che Rodolfo Salemi ce lo confessasse, che Massimo Mallegni, un passato da dimenticare e un futuro tutto da scrivere oltre ad un presente che non lo ha, evidentemente, più gratificato, voleva togliersi la soddisfazione di prendere a pesci in faccia tutti quelli che, tanto tempo fa, Domenico Manzione in primis che lo schiaffò in galera salvo, poi, la Cassazione, assolverlo da tutti i reati, lo avevano messo alla gogna pagandogli un servizio all inclusive al carcere di S. Giorgio in Pelleria a Lucca. Comprendiamo l'ex amico Massimo, in fondo gliel'avevano fatta davvero brutta. Ci dispiace, tuttavia, che vada a fare il lacchè di colui che ha distrutto in venti anni questo Paese riconsegnandolo, peggio di prima, a questa Sinistra di bastardi propinatori del Pensiero Unico.

Viviamo in un Paese dove c'è ancora chi sente il bisogno di votare un uomo come Silvio Berlusconi, per noi la mummia, un politico che non ha combinato niente per l'Italia, molto per le sue aziende, altrettanto per l'harem, per carità, legittimo, di cui si è sempre circondato, ma questo sfasciato Stivale di tutto avrebbe avuto e avrebbe bisogno che di un ex puttaniere dedito alla megalomania politica.

Massimo Mallegni lo abbiamo conosciuto e frequentato quando non era più nessuno ammesso che, in precedenza, fosse stato qualcuno. Forse sì, se si pensa, come era solito dire il nostro vecchio maestro di giornalismo Fidia Gambetti, ex fascista ed ex comunista senza se e senza ma, che si è in provincia, dove qualcuno è veramente qualcuno e nessuno è veramente nessuno. Mallegni ci aveva domandato di intervistarlo in piazza, davanti al municipio di Pietrasanta, sua vecchia reggia che, una volta finito al gabbio, divenne soltanto un suo miraggio che, però e gli va riconosciuto, è stato capace di riconquistare con fascino, caparbietà, determinazione e, perché no?, anche indubbie capacità di grande comunicatore. Nessuno, in questa landa desolata comprendente l'intera provincia di Lucca, vanta un ufficio stampa così efficiente e assolutamente competitivo ai massimi livelli. Noi che conosciamo Andrea Berti e Michela Nicolai, possiamo professionalmente garantirlo.

Lo intervistammo e il giorno seguente, il quotidiano del Pd da sempre cassa di risonanza di chi sta nella parte sbagliata del Libero Pensiero - appunto il Pensiero Unico - scrisse di un flop godendo come un matto nel descrivere le poche decine di persone, non più di 20, che avevano assistito al ritorno di fiamma che rappresentò il primo passo verso la ricandidatura. Adesso, addirittura, il Mallegni non solo non si fa più intervistare da chi scrive, ma lo ha bannato dai suoi contatti al punto che se prova a chiamarlo, automaticamente la telefonata viene interrotta. Non sono piaciuti, all'ormai ex primo cittadino che spiega di aver pianto lacrime - probabilmente di coccodrillo - nel decidere di lasciare l'incarico per recarsi a Roma o, quantomeno, sperare di arrivarci, alcuni articoli che il nostro corrispondente in zona aveva scritto e, questo è indubbiamente vero, il Mallegni se non è, addirittura, vendicativo è, sicuramente, permaloso e l'essenza stessa della suscettibilità.

Noi che lo abbiamo difeso a spada tratta dagli attacchi di un Pd pietrasantino e da quelli di un giornale, Il Tirreno appunto, che un giorno sì e l'altro pure lo attaccava financo sulla tazza del cesso, non ce la prendiamo più di tanto e non rinneghiamo alcunché. Se Massimo Decimo Meridio alias il Gladiatore vuole la sua strada per Roma, bene, che la percorra fino in fondo, ma se, glielo auguriamo, dovesse riuscirci, ché dimostri, realmente, di essere quel gladiatore che ha mostrato di essere, a fasi alterne, nella sua città di origine. Diventare uno dei tanti prezzolati a 12 mila euro al mese, lui che possiede una sua indipendenza economica, non gli si addice.

Unico rammarico e unica nota dolente, a nostro modesto avviso, questi suoi saluti che abbiamo letto nel comunicato diffuso dal suo addetto stampa ad personam. Non ci prenda per il culo Mallegni, dato che la conosciamo abbastanza bene per sapere come la pensa. Eviti di strapparsi le vesti tantomeno le viscere e ammetta che il suo è stato ed è, fin dall'inizio, fin da oggi che l'ha ufficializzato, un tradimento verso tutti coloro che l'hanno eletta. Lei ha condannato il centrodestra pietrasantino a una sconfitta imminente qualora non riesca a trovare un nuovo candidato in grado di mostrare altrettanta spregiudicatezza e personalità come ha saputo fare lei. 

Noi, personalmente, se l'avessimo votata come sindaco, non accetteremmo di buon grado questo suo passaggio o, se vogliamo chiamarlo meglio, salto, in alto, in lungo, triplo o della quaglia non importa dato che sempre salto è. Un solo consiglio: stia attento a non rompersi l'osso del collo anche se sappiamo che, almeno ultimamente e non solo, lei è sempre in grado di cadere in piedi.

 

 


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