prenota spazio

prenota spazio
prenota spazio

Anno 1°

sabato, 23 marzo 2019 - Recte agere nihil timere

Facebook Twitter YouTube

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

prenota spazio

Cecco a Cena

Di Cesare Battisti, per noi, ce n'è solo uno e non è quello arrestato in Bolivia

lunedì, 14 gennaio 2019, 11:33

di aldo grandi

Con quel nome e quel cognome c'è da domandarsi come abbia fatto, poi, a divenire quel che è stato. Cesare Battisti da Cisterna di Latina, nato nel 1954, è un ex terrorista accusato e condannato per vari reati e latitante dopo essere fuggito dal carcere in cui si trovava, a Frosinone, nel 1981. L'altro Cesare Battisti, di questi tempi meno famoso, ma, almeno fino a qualche decennio fa, molto più conosciuto e amato, è stato uno dei protagonisti dell'irredentismo italiano, al punto da arruolarsi, benché nato in Austria, volontario negli Alpini nell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale. Catturato, venne processato sommariamente e impiccato per alto tradimento. Durante le udienze si guardò bene dal chiedere la grazia o pietà a quello che, per lui, era il nemico. La decisione di impiccarlo - fu impiccato due volte poiché la prima corda si spezzò - era già stata presa in anticipo e quando arrivò il momento, le sue ultime parole furono, lontane anni luce da ogni apologia, «Viva Trento italiana! Viva l'Italia!». Il Cesare Battisti dei nostri tempi si è ben guardato dal riconoscere i propri reati, accettandoli tutti salvo quelli di omicidio per i quali si è detto più volte innocente. Battisti appartiene a quella folta schiera di fuoriusciti che in Francia hanno trovato, grazie alla dottrina Mitterrand, il rifugio dopo le condanne patite in Italia. Ce ne sono stati molti, durante e subito dopo gli anni di piombo, di ex terroristi o militanti che hanno cercato con una fuga all'estero di sottrarsi alla giustizia italiana anche se, indubbiamente, non sempre i criteri della sua applicazione hanno seguito una uniformità investigativa e di giudizio.

Cesare Battisti sta rientrando in Italia e, presumibilmente, sconterà il resto della propria esistenza dietro le sbarre di una cella nel carcere di Rebibbia, quello più vicino all'aeroporto militare di Ciampino e dove, da sempre, sono stati reclusi imputati colpevoli di terrorismo. Il tempo attenua, spesso, il dolore di chi ha perduto una persona cara lasciando spazio per perdoni e assoluzioni di varia natura. Non sempre, però, è così. Soprattutto in pochi si concentrano, più che sui responsabili, sulle vittime che, da quel momento, hanno vista stravolta la propria esistenza e che nessun perdono riuscirà mai a restituire la vita così come avrebbe potuto e dovuto essere essere.

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, intervistato proprio ieri, oltre ad aver esultato e aggiunto che anche per gli ex terroristi riparati all'estero, è finita la pacchia, ha anche detto che ci sono centinaia di casi simili a quello di Cesare Battisti. A noi, sinceramente, questa affermazione sembra esagerata nel senso che di ex terroristi sfuggiti alle patrie galere dopo essere stati condannati per omicidio, non ce ne sono poi così tanti a piede libero da qualche parte del globo. Di sicuro, almeno altri due, che presero parte, come militanti delle Brigate Rosse, alla strage di via Fani e non soltanto: Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono, il primo ormai cittadino nicaraguense a tutti gli effetti e il secondo cittadino elvetico grazie alla madre di cittadinanza svizzera.

Entrambi dovrebbero scontare qualche anno di carcere per i reati che gli sono stati attribuiti, ma, entrambi, riuscirono a riparare all'estero non senza la complicità di persone appartenenti ad apparati e, anche, a stati che li aiutarono nella fuga. Soprattutto Alessio Casimirri è la primula rossa dei latitanti, non avendo mai scontato nemmeno un giorno di prigione mentre Lojacono, sia pure nelle carceri elvetiche, qualche anno lo ha trascorso. Casimirri, lo ricordiamo, era figlio di Luciano, portavoce di tre papi, l'ultimo dei quali, Paolo VI, lanciò l'appello alle Brigate Rosse per la liberazione di Aldo Moro senza nemmeno poter immaginare che tra i suoi assassini c'era proprio quell'Alessio Casimirri che egli stesso aveva comunicato quand'era bambino. Alvaro Lojacono era figlio, a sua volta, di Giuseppe, economista e dirigente del partito comunista italiano quando il Pci era il più importante e potente partito comunista dell'Occidente.

Per tutti, anche per Cesare Battisti da Cisterna di Latina, è stata più volte chiesta la possibilità di una amnistia generale che riconoscesse negli anni di piombo una sorta di guerra non dichiarata, ma effettiva, al termine della quale lo Stato avrebbe dovuto porsi il problema di come riaccogliere coloro i quali avevano militato se non dalla parte sbagliata, sicuramente da quella perdente. Così facendo, dare una soluzione politica e anche storica del terrorismo, fenomeno molto più diffuso di quanto non si creda e al quale si sono immolati, più o meno letteralmente, più generazioni. 

La domanda è sempre la stessa: è giusto nei confronti delle vittime? In Italia, a differenza di alcuni paesi sudamericani, non c'è mai stata una dittatura contro cui combattere e la lotta armata nel nostro Paese è stata più un tentativo, abortito, rivoluzionario che non una reazione ad un clima di persecuzione politica. Se si pensa ad altri fenomeni come, ad esempio, la persecuzione nazista nei confronti degli ebrei, sono stati decine di migliaia coloro i quali sono riusciti a sfuggire, nel tempo, a condanne giuste e esemplari. Ed anche in questo caso, più ancora di altri, si sarebbero rilevate insufficienti a bilanciare il dolore della tragedia subita da milioni di persone.

C'è anche da aggiungere che, nel periodo della contestazione violenta degli anni Settanta, coloro che finivano sul banco degli imputati per reati attinenti la sfera politica, raramente se non mai i presunti colpevoli rivendicavano ciò di cui erano accusati cercando, anzi, di beneficiare di un clima esterno di tolleranza e supporto maturato in quella cosiddetta area di contiguità dove non si era né con lo Stato né con le Br.

A noi la cattura di Cesare Battisti e la sua estradizione ci confermano e ci consolano per una giustizia che, sia pure lentamente, ma, prima o poi, arriva. Che abbia un senso a così tanti anni di distanza può essere un ragionevole dubbio, ma ciò non toglie che le vittime, quelle, hanno un diritto perpetuo a far sì che giustizia sia fatta.

Se, infine, paragoniamo i due Cesare Battisti, è ben evidente come la figura del primo oscuri, completamente, quella del secondo riducendola a un ritratto, nemmeno tanto riuscito, di criminale comune senza alcuna attenuante.


Questo articolo è stato letto volte.


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


Altri articoli in Cecco a Cena


prenota spazio


mercoledì, 13 marzo 2019, 12:20

Piattume o pattume?

Si ragionava, con una collega, una di quelle che hanno il cervello e che, soprattutto, lo fanno funzionare, sul presente del giornalismo locale. Ed eravamo concordi nel ritenere che il piattume la fa da padrone un po' ovunque.


lunedì, 25 febbraio 2019, 23:22

Due studenti sorpresi con la droga: ma allora è un... vizio

Alcuni giorni fa abbiamo letto, invero sulla Gazzetta di Viareggio, cugina di quella di Pistoia, due prese di posizione da parte di forze politiche di sinistra, decisamente contrarie alla presenza di polizia e carabinieri, con tanto di cani, nelle scuole cittadine per effettuare controlli antidroga.


prenota spazio


lunedì, 18 febbraio 2019, 19:36

Caso Diciotti, una farsa con i 5Stelle nel ruolo di giullari

Per chi ha la memoria - e non soltanto - sufficientemente buona per ricordare gli anni della Prima Repubblica, l'autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare è cosa cui le cronache del tempo ci avevano abituato.


martedì, 29 gennaio 2019, 16:35

Bolsonaro a Lucca, i sindacati non... concedono il permesso

Questa storia della visita del presidente del Brasile Jair Bolsonaro a Lucca, città da dove partirono i suoi nonni per raggiungere il Sudamerica, acquisisce ogni giorno di più i contorni di una farsa. La Sinistra, evidentemente sulle barricate per l'avvento al Governo della Lega e dei 5Stelle, si ritiene in...


prenota spazio


sabato, 5 gennaio 2019, 18:21

Italiani e no

La Sinistra è votata al suicidio. Politico, ovviamente. Invece di cercare di capire perché gli elettori si sono allontanati, continua a rivolgersi e a prendere come punti di riferimento e di militanza gli extracomunitari. Così facendo, dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, ma è dai tempi delle...


mercoledì, 2 gennaio 2019, 20:28

Don Massimo Biancalani questa volta l'ha fatta fuori dal vaso

Don Massimo Biancalani questa volta ha esagerato. E non è tanto la foto del barcone con sopra il governo Conte e tutti in mezzo al mare a provarlo, quanto il fatto stesso che egli abbia sentito il bisogno di tornare ad aizzare la polemica nemmeno fosse l'esponente di un partito...


prenota spazio


Ricerca nel sito


prenota spazio


prenota spazio2


prenota spazio2


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio2


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio


prenota spazio2