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Cecco a Cena

Don Massimo Biancalani questa volta l'ha fatta fuori dal vaso

mercoledì, 2 gennaio 2019, 20:28

di aldo grandi

Don Massimo Biancalani questa volta ha esagerato. E non è tanto la foto del barcone con sopra il governo Conte e tutti in mezzo al mare a provarlo, quanto il fatto stesso che egli abbia sentito il bisogno di tornare ad aizzare la polemica nemmeno fosse l'esponente di un partito politico e non, come invece è, un sacerdote che della politica dovrebbe interessarsi il giusto. Ossia niente o quasi, visto che, fortunatamente e nonostante quello che sostiene Biancalani, l'Italia, fino a prova contraria, è un Paese democratico, liberale, dove ognuno può manifestare il proprio pensiero senza incorrere nel timore di finire desaparecido come è accaduto negli anni Settanta in alcune dittature latinoamericane. Se poi ci pensiamo un attimo, nemmeno papa Francesco è mai arrivato al punto di definire fascisti il ministro dell'Interno e i suoi colleghi di Governo o di simpatie politiche. Don Massimo Biancalani, a nostro modesto avviso, starebbe bene, ormai, a fare campagna elettorale per farsi eleggere alle prossime consultazioni qualunque esse siano e per un partito di Sinistra. Del resto i preti fanno quello che vedono fare al pontefice, loro massimo rappresentante. Proprio in questi giorni papa Bergoglio ha voluto sparare ad alzo zero contro tutti quei cattolici che frequentano la chiesa la domenica e nelle feste comandate o anche tutti i giorni e, poi, quando sono a casa, criticano o sparlano o non si mantengono fedeli ai dettami del vangelo. A noi tutti questi interventi di papa Francesco sembrano un modo per allontanare sempre di più i fedeli dalla Chiesa.

Ma voi, sinceramente, ve li immaginereste gli imam predicare di accogliere i cattolici perfino dentro le moschee e, comunque, di concedere loro tutto quello che, qui da noi, concediamo a chi professa una religione diversa dalla nostra? Sappiamo bene quale sia la fine, più o meno eroica o stoica o tragica o tutte e tre insieme, che fanno, nei paesi islamici, i seguaci di Cristo. Ed è giusto che da noi ciò non accada, ma da qui a don Massimo Biancalani, ce ne corre.

Il prete di Vicofaro si è, sostanzialmente, fatto carico di una specie di mission impossible da realizzare ad ogni costo e contro ogni evidenza. Noi non sappiamo se tutti i fedeli di monsignor Biancalani siano ancora tutti lì ad applaudirlo e a elogiarne il comportamento assai più politicizzato degli stessi politici. Sappiamo e non dubitiamo, però, che alcuni di essi e non vogliamo allargarci, non devono aver gradito questa spinta così internazionalista e terzomondista del proprio parroco. Il quale usa i social peggio di come fanno certi politici mentre, a nostro modesto avviso, un parroco - o, almeno i parroci che avevamo una volta noi - dovrebbe mantenere un profilo basso e lavorare molto sottotraccia. 

Purtroppo il vescovo di Pistoia deve essere impotente visto che lo stesso pontefice, sia pure senza arrivare ai livelli di don Biancalani, sembra diventato il leader dei sans papiers d'Oltralpe a queste latitudini.

Sindaci e parroci attaccano il ministro dell'Interno, il governo e si rifiutano di applicare la legge. Immaginate se ciò fosse avvenuto a parti inverse. In tanti, a cominciare dai giornali del gruppo di De Benedetti che, ormai, sono in prima fila, avrebbero gridato al colpo di stato, lanciando appelli contro il ritorno del fascismo. Anche don Massimo Biancalani utilizza questo vocabolo senza, probabilmente e storicamente, nemmeno sapere che cosa è stato. Viene in mente al sottoscritto un incontro avuto a Lucca con il 'gauleiter' della Toscana Enrico Rossi al quale, provocatoriamente, avendo egli definito chi scrive un fascistissimo, quest'ultimo gli fece omaggio di uno dei suoi tanti libri tra cui, appunto, I giovani di Mussolini, edito da Baldini&Castoldi nel lontano 2004. Quando Rossi prese in mano il libro, vedendo il titolo, se ne uscì fuori come i dolori contento di vedere che colui che aveva definito fascistissimo effettivamente aveva scritto un libro sulla gioventù in camicia nera. Se, però, Rossi non si fosse limitato al titolo, ma fosse andato oltre, avrebbe scoperto che alla sua prima uscita il libro ricevette un lusinghiero commento di Pietro Ingrao, uno che, forse, qualcosa in più rispetto a Rossi è stato a livello politico della Sinistra. Non solo. Se Rossi avesse letto il libro si sarebbe accorto che le testimonianze erano così varie da raggruppare un po' tutti gli atteggiamenti che i giovani di Mussolini ebbero durante il Ventennio.

Nemmeno papa Francesco usa la parola fascisti riferendosi agli attuali governanti e non solo, probabilmente perché, ci auguriamo, avendo lui vissuto l'Argentina dei generali, ancora riesce a distinguere una dittatura da una democrazia.

I preti che fanno politica possono essere apprezzati nel momento in cui, sotto un regime autoritario, si oppongono anche con la vita, alle violenze e ai crimini. In una democrazia dove, ci sembra, nessuno rischia di finire incaprettato o gettato in mare da qualche aeroplano militare, i sacerdoti farebbero bene a rispettare le leggi dello stato in cui vivono e dal quale ricevono, diciamolo una volta per tutte, in tutti i sensi molto più di quello che danno.


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