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Cronaca

''Accogliere per non naufragare'': momento di riflessione sui principi e le conseguenze del Decreto Sicurezza

domenica, 17 febbraio 2019, 10:29

di riccardo bonaguidi

''Viste le conseguenze che l'approvazione del decreto sicurezza ha comportato, non potevamo non trovare un momento di riflessione comune'' così, con le parole di Alessandra Pastore accompagnate dai saluti di Marco Leporatti, responsabile della sezione cultura della Coop di Pistoia, si è aperto l'incontro avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato 16 febbraio presso la Sala Soci recentemente inaugurata nei pressi del suddetto supermercato. Per l'occasione Libera Pistoia, ANPI ed altre associazioni impegnate nell'accoglienza dei migranti ed in generale nel settore del sociale, si sono organizzate nel mettere insieme un dibattito sostenuto dal magistrato, giudice di Cassazione, Domenico Gallo e da Mons. Roberto Filippini, vescovo della diocesi di Pescia e delegato della Conferenza episcopale toscana per il servizio della carità, che avesse come tema principale la riflessione sui principi sottostanti al suddetto decreto e sulle sue conseguenze applicative. 

''Viviamo in una realtà sociale dello sconforto, non si crede che la vita e la società possa migliorare; la politica strumentalizzano la sofferenza delle persone per creare consenso ed ottenere potere'' sostiene Gallo facendo emergere quella ''strategia politica di elaborazione paranoica del lutto di cui questa manovra è figlia''. In una realtà così complessa che conosce una fase di stallo in cui nulla sembra avere una soluzione, ''ciò che si prospetta come una via risolutiva, momentanea, è quella di trovare un capro espiatorio'' prosegue il magistrato, facendo emergere così un parallelismo piuttosto evidente con gli anni '30 del 900 dove ''tutti i mali del momento sembravano provenir dagli ebrei tanto da giustificarne la compressione dei diritti, prima e l'eliminazione, dopo''. Passando poi al piano giuridico Gallo evidenzia come l'obbligo di salvataggio (che include non solo ''ripescare una persona in mare, ma anche farla approdare in un porto sicuro, cosa che la Libia – che stato non è – non possiede'') sia sancito dai trattati internazionali e ''non sia disponibile a deroghe da parte della disciplina interna in quanto, in forza delle previsioni costituzionali, lo Stato, per tali e determinate materie, deve accettare una limitazione di sovranità, che non può esser derogata da semplici scelte di convenienza politica''. Non è infatti nuovo alla cultura politica, non solo italiana, il concetto secondo cui 'il fine giustifica i mezzi'; se così è, prosegue il magistrato '' si può calpestare i diritti delle persone, ma non può esser rivendicato il diritto del potere che viola le norme e danneggia i diritti delle persone abusando della propria posizione: non può esserci, a suffragio di questo agire, nessuna motivazione politica''. 

Ciò che viene portato alla luce, introdotto da Gallo prima e sottolineato con forza dal vescovo Fillippini, è la strumentalizzazione dell'identità religiosa, utilizzata come pretesto per ottener conenso in nome di una protezione del volto cristiano della popolazione, ritenuto minato dall'arrivo dei migranti. Il vescovo infatti, rifacendosi ai passi del Vangelo di Matteo ( cap 25, 31-46) e di Luca (cap 16), parla dell'accoglienza non solo come un dovere di ogni cristiano e di ogni uomo di 'buona volontà', ma come un momento di incontro con Dio e di salvezza dell'anima: ''ci si salva dando da mangiare e accogliendo, non con gesti eroici ma con piccoli gesti anche se la crescente criminalizzazione dei migranti – vedi soprattutto in Ungheria – rende rischioso anche il più semplice degli atti di amore fraterno''

Dunque, in un momento di estrema complessità, si sentiva necessario quanto meno prendere anche a Pistoia, sulla linea della stessa regione Toscana (che per l'occasione ha fatto recapitare un comunicato stampa in cui si dichiara fortemente convinta nel continuare ad applicare le misure fin ora elaborate in tema di accoglienza e messe però in crisi dall'entrata in vigore del decreto), una chiara posizione, da parte delle realtà sociali impegnate nel territorio, contro l'applicazione di un decreto dai toni e dalle forme estremamente in ombra e dubbiosa. L'ingente partecipazione che l'evento ha ottenuto segnala che, oltre all'ottima riuscita dell'evento, una coscienza sociale precisa e contraria alla piega disumana che si sta verificando nell'intero paese (e non solo a livello politico ma soprattutto nei rapporti sociali) si stia plasmando anche sul nostro territorio a favore di un'integrazione e una convivenza pacifica poiché ''la pace è la convivialità della differenza'' (Tonino Bello).  


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