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Cronaca

Aleida Guevara, figlia del Che, a Santomato: "Rispettiamoci e pratichiamo la solidarietà"

giovedì, 14 marzo 2019, 09:50

di riccardo bonaguidi

Aleida Guevara a Santomato. La figlia di un mito per più di una generazione, parla ad un metro di distanza da dove si è seduti. Ma si badi di non confonderla con il 'Che'! Lei ha il suo vissuto, ha una sua storia, non parla semplicemente a nome del padre; sembra anzi convivere benissimo con questa eredità. Il luogo è inusuale per questo tipo di interventi, una chiesa, ma le molte persone che sono giunte – arrivando quasi alla capienza massima – sembrano non farci troppo caso; così come la stessa Aleida (anche se non tralascia di scoccare qualche ironica frecciatina). Niente sembra rimaner fuori dal suo discorso, in un monologo di un'ora circa spazia dall'importanza dei giovani ai problemi del mondo globalizzato – migrazioni in primis; dalla disinformazione e manipolazione delle notizie alla necessità di ritrovare rispetto e solidarietà tra gli esseri umani, il tutto architettando la trama dei discorsi con una certa disinvoltura, senza però mai perdere di vista l'obbiettivo: l'invito alla riflessione e all'azione. 

Aleida porta la voce dell'America Latina, parole ed idee in cui continua a trasparire quel 'sentimento rivoluzionario', quella ventata di cambiamento che sembra essersi placata nella nostra parte di mondo. ''Siamo veramente preoccupati '' dice, rivolgendosi alla situazione europea ''prendiamo la situazione migranti, le ragioni per cui oggi si migra sono le solite di tanti anni fa. Noi parliamo spagnolo solo perchè molti uomini sono venuti nella nostra terra per cercare terre da coltivare o perchè fuggivano dalle guerre.Come è possibile si sia persa la memoria?'' Oggi vale il solito discorso di allora ''la globalizzazione toglie le risorse ai paesi che le producono e le redistribuisce a prezi 'spaziali''. La risposta sembra allora essere nella solidarietà: ''redistribuire quello di cui si è fruito in questo tempo; essere solidali significa non dare all'altro quello che abbiamo in più, ma condividere quello che abbiamo''.

Parla della sua realtà, ma nel mentre invita a reagire contro l'attuale appiattimento etico dell'occidente, contro quella visione globalizzata dell'uomo ''individuaizzato'' e solo: ''gli USA non sono riusciti a compromettere i risultati della nostra rivoluzione; abbiamo deciso di unirci per vivere in un altro modo, e questa è una scelta libera di ogni popolo''. E sulla disgregazione del senso di appartenza e di interesse verso l'altro Aleida continua dicendo: '' dobbiamo imparare molte cose osservando gli altri e molto si può imparare ascoltando i popoli della nostra terra''. Ponendosi in quest'ottica allora si capisce il valore e l'esigenza, come non manca più volte di sottolineare durante il suo discorso, di dare più spazio alle nuove generazioni riproponendo un'idea che suo padre spesso non mancava di ribadire: '' lavoriamo con i giovani''. '' Se diciamo che sono dei buoni a nulla – continua - bisogna chiederci: chi li ha educati? Cosa stiamo facendo noi? Se vogliamo educarli c'è bisogno che qualcuno prima compia il gesto''.

Non manca poi, incalzata dalle domande del pubblico, di porre l'attenzione su uno dei temi di più concreta attualità: il Venzuela. Ricordando agli spettatori che lo stato in questione detiene i più grandi giacimenti petroliferi al mondo e che gli USA, principali produttori del bene in questione, sono obbligati oggi a pagare un prezzo al barile pari a quello di mercato (e non più quello agevolato di circa 5/7 dollari al barile) a seguito delle nazionalizzazioni, afferma: '' la questione del Venezuela è un esempio di come le informazioni siano manipolate; perchè deve essere messo in dubbio che l' 85 per cento della popolazione lo abbia eletto?'' e ancora '' noi si accetterebbe un presidente che di fatto è eletto dagli USA?''. Proseguendo poi nel tentativo di smascherare 'i veli di maya' dell'informazione manipolata sostiene: ''il Ny times dice che il camion di solidarietà – aiuti umanitari – è stato bruciato, però omette di dire che è ciò è successo per volere di Guaido; su un telegiornale della RAI si diceva che una rivolta era stata repressa dalla polizia venezuelana con getti d'acqua, ma a ben vedere le divise erano della polizia cilena''.

Si esprime poi a favore della necessità di nazionalizzare i servizi per evitare la possibilità di ingerenze straniere nella gestione del paese; si scaglia contro la politica di Bolsonaro chiedendosi come sia possibile che con tutte quelle rivolte in così tante piazze abbia vinto lui in Brasile e non manca poi di rimarcare i vincoli di unità e cooperazione che ci sono tra le associazioni dei diversi paesi, sottolineando che ci sono migliaia di uomini pronti ad insorgere se dovesse esigersi il reciproco aiuto.

Aleida elettrizza il pubblico accorso a sentire le sue parole, lo invita alla riflessione ma anche all'azione. Parla della necessità di rispettare l'essere umano, di ripartire dai bisogni effettivi dell'uomo e invita a schierarsi contro le disuguaglianze a favore della cooperazione e della solidarietà, favorendo l'ascolto reciproco. Parla della sua esperienza come medico, racconta spaccati del suo mondo, il sud America; un mondo che qui da noi sembra vivere nei ricordi di qualche pagina dei libri o nei racconti. Ma Aleida ci invita anche alla resistenza, soprattutto a quella contro la degradazione etica dell'uomo che sta investendo la società globalizzata ed ''evoluta''. Sottolinea il clima di unità e di appartennza che si respira in quel sud lontano e non manca – come ci si poteva aspettare - di parlarci di suo padre, il 'Che', di quelle idee che nella seconda metà del secolo scorso hanno infiamato i cuori e le menti di tantissime persone, di quegli slogan che hanno riempito le bocche di tanti manifestanti. E di quella faccia, infine, che campeggiava stampata in nero sulle magliette rosse e sulle bandiere. 

Molte t-shirt sono ora riposte in cassetti o scatoloni e gran parte di quei problemi e di quelle idee sembrano essersi fatti silenti tra ''i cresciuti'' delle generazioni passate. Che sia questo solo un comune destino di tanti progetti giovanili che con il crescere si sono adagiati su altri orizzonti?

 


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chiesina


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