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Economia

A Pistoia si rinnova l'appuntamento della comunità degli economisti industriali

giovedì, 13 giugno 2019, 11:36

Si è tenuto per il terzo anno consecutivo a Pistoia, chiamando a raccolta e a confronto il mondo della ricerca nel campo dell’economia industriale, il seminario residenziale del Centro Studi Confindustria “Le trasformazioni del sistema industriale”.

Una due giorni di alto spessore, resa possibile dalla collaborazione fra il sistema Confindustria (nel livello nazionale e in quello locale di Confindustria Toscana Nord), e Intesa Sanpaolo. Determinante il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che nell’antico Palazzo dei Vescovi ha ospitato i lavori.

Dopo una serie di relazioni sugli scenari di politica economica e sul posizionamento in essi del comparto manifatturiero nazionale, la parte finale del convegno è stata dedicata all’analisi dell’economia del territorio, in raffronto con il quadro nazionale; preziosi in questo senso il contributo scientifico offerto dalla prestigiosa Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord.

Lo studio mette in luce gli elementi di debolezza del sistema produttivo italiano (bassa concorrenza nei servizi, inefficienze della burocrazia, incertezza cronica delle normative e della stessa politica, deficit infrastrutturale, dinamiche demografiche), ma anche i fattori che gli consentono di rimanere vitale. In questo senso, il fitto tessuto di relazioni sui territori e nelle filiere ha permesso al modello italiano di reggere l’impatto della forte pressione concorrenziale dei paesi emergenti, mantenendo il saldo manifatturiero in positivo e su livelli tra i più elevati al mondo.

Nella ricerca vengono messe in evidenza le performance dell'area Lucca-Pistoia-Prato sull'export: secondo la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, un buon contributo alla competitività internazionale italiana è venuto proprio dalle tre province, che nel 2018 hanno mostrato un progresso dell’export pari al 5,8%, quasi il doppio rispetto alla media italiana (“ferma” al +3,1%). Complessivamente tra il 2008 e il 2018 la crescita delle esportazioni di quest’area è stata pari al 26,7% (contro +25,4% dell’Italia). Lucca e Prato sono state trainanti, con un progresso dell’export rispettivamente pari al 38,3% e al 29,2%. La propensione all’export di Lucca-Pistoia-Prato è così salita al 34,6%, oltre cinque punti percentuali in più rispetto all’Italia. Spiccano, in particolare, i risultati conseguiti da alcuni settori tradizionali come l’abbigliamento a Prato e Lucca (+578 milioni di euro negli ultimi dieci anni in tutta l’area), la meccanica soprattutto a Lucca ma anche a Prato e Pistoia (+465 milioni), i prodotti in carta a Lucca (+394), ma anche da alcuni settori di nuova specializzazione di questi territori, come la farmaceutica a Lucca e limitatamente anche a Prato (+179 milioni), l’elettrotecnica a Lucca e Pistoia (+130 milioni), il biomedicale a Pistoia e Lucca (+28 milioni) e la cosmetica in tutta l’area (+24 milioni). Bene anche la filiera agro-alimentare dove si è messa in evidenza soprattutto la provincia di Pistoia. Le straordinarie performance di questi settori hanno in gran parte compensato le difficoltà dell’industria del mobile e del tessile.

Il distretto del tessile-abbigliamento di Prato si conferma una realtà centrale per l’economia del territorio con un ruolo di rilievo anche nel contesto nazionale: un addetto su dieci del settore del tessile e abbigliamento è impiegato nella provincia toscana. Un aspetto particolarmente originale e pregevole dello studio è costituito dall'analisi del raggio spaziale entro cui avvengono le relazioni economiche (rapporti con clienti e fornitori, dall'approvvigionamento di materie prime ai servizi e alle attività terziarie in genere) nei distretti italiani. Nel caso di Prato le distanze sono particolarmente ravvicinate: il distretto pratese è superato solo, di poco, da quello conciario di Santa Croce. Una indicazione preziosa, questa, per evidenziare la natura spiccatamente distrettuale di Prato, che continua a trovare e a immettere al proprio interno risorse materiali, finanziarie e di servizi, con flussi che fanno perno sul territorio in misura nettamente maggiore rispetto ad altre realtà.

Il distretto cartario di Lucca ha dimostrato negli anni uno spiccato dinamismo e rappresenta una realtà che è riuscita a imporsi nel territorio in un’ottica marcata di filiera, integrando sia la parte di progettazione e meccanica, sia la componente produttiva e commerciale. È significativo che più di un terzo degli addetti italiani del comparto dei prodotti igienico-sanitari sia localizzato a Lucca.

Nel territorio pistoiese il distretto calzaturiero occupa più di un addetto su dieci del manifatturiero. Questa rilevanza sale se consideriamo la capacità di proporsi verso i mercati esteri: le esportazioni del distretto rappresentano infatti il 13% dell’export manifatturiero della provincia. Questo ruolo si è rafforzato ulteriormente nell’ultimo anno, grazie a una crescita di dieci milioni che ha portato l’export a 134 milioni, valore superiore anche al dato del 2008 del 30%. Le prime evidenze disponibili su scala nazionale mostrano segnali incoraggianti anche per il 2019 con una crescita delle esportazioni della filiera della pelle pari a circa il 10%. E’ pertanto concreta la possibilità per il distretto toscano di consolidare il proprio ruolo in un settore che, pur in un quadro di forte incertezza a livello internazionale, presenta prospettive di espansione.

Il presidente di Confindustria Toscana Nord nell'avviare i lavori ha formulato l'auspicio che il seminario diventi un appuntamento stabile. Ha inoltre messo l’accento sui buoni frutti che nascono dalla collaborazione fra sistema di rappresentanza delle imprese e sistema bancario: “Credo – ha affermato Giulio Grossi – che sia compito di Confindustria, dei grandi istituti bancari, dell’associazionismo economico, alzare ulteriormente il livello dell’analisi delle dinamiche dell’economia reale, dei territori manifatturieri dove si compete e si crea ricchezza, per rendere ancora più autorevole e incisivo il lavoro di rappresentanza a livello nazionale e locale”.


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