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Scritto da andrea pedri
Garfagnana
24 Marzo 2023

Visite: 764

Fin da piccoli, fiabe e racconti danno linfa alla nostra immaginazione, e ci permettono di dare una prima forma al mondo circostante.

Certe volte gli stilemi sono gli stessi, persino i personaggi e le loro avventure si ripetono, ma c’è sempre e solo un elemento fondamentale affinché una storia sappia rapire completamente la nostra attenzione: la figura del cattivo.

L’antagonista, uomo animale o spirito che sia, è molto spesso il fulcro dell’interesse di chi legge o ascolta: porta con sé, anche se raffigurato nel peggiore dei modi, un fascino perverso, quasi ribelle, che ognuno arriva ad ammirare anche con un pizzico d’invidia.

Anche nel caso del “nemico” le sue forme sono multiformi e nello stesso tempo riutilizzate all’infinito, e tra queste non può che spiccare la figura dell’animale che forse ha “infestato” la mente umana sin dalla stessa nascita dei racconti: il lupo.

Il lupo è da sempre una figura ambigua per l’essere umano: temuta, ridicolizzata, idealizzata, stigmatizzata. La lista di “ruoli” ricoperti dal lupo è notevole, e si passa dalla “madre” di Romolo e Remo sino alla creatura sinistra dei racconti medievali e folkloristici.

Sembra quasi che l’uomo abbia deciso di “affibbiare” al lupo lo spettro dei suoi peggiori istinti: un “patto” che non può che creare questa continua ambivalenza di fondo.

Chi, e cos’è, davvero il lupo per noi? La domanda di certo non si risolverà in una sera, ma è ciò che si è provato a fare nell’incontro di ieri dei “Giovedì al Museo”, l’ormai nota kermesse culturale ideata dal Museo italiano dell’immaginario folklorico di Piazza al Serchio.

L’evento, però, a dispetto della tematica “cupa”, è stato tutt’altro che pauroso, e ha visto nell’ospito di turno, il cantastorie fiorentino Michele Neri, il perfetto cicerone per guidare i numerosi spettatori digitali e in presenza (tra cui anche parecchi bambini) in un viaggio irriverente e accattivante.

Neri, non alla prima apparizione al museo piazzino, ha portato letture e narrazioni incentrate proprio su questi aspetti, il lupo e la paura, facendosi “aiutare” dalla tradizione folklorica italiana e non.

Con la sua prossemica e il suo stile coinvolgente, ironico e in grado di attrarre grandi e piccini, Neri ha via via scacciato le stesse nubi della paura, consegnando agli spettatori storie piene di sorrisi e riflessioni.

Il lupo c’è eccome, e spesso rappresenta il cattivo per antonomasia, ma scavando nel profondo, e continuando la storia, si arriva a capire quanto quest’animale sia sempre un malvagio “a metà”: feroce ma tonto, temibile ma ridicolo: non ci sarebbe stato modo migliore per definire ciò che provano gli uomini di fronte al lupo sin dall’alba dei tempi.

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