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Pescia

Una mostra per ricordare il campione di ciclismo Quirico Bernacchi

giovedì, 21 marzo 2019, 11:24

L’amministrazione comunale di Pescia ha deciso di ricordare il campione di ciclismo Quirico Bernacchi, “Maglia Rosa” al Giro d’Italia 1937, allestendo una mostra con i suoi cimeli più rappresentativi in Palagio dal 31 marzo all’11 aprile.

Quirico Bernacchi fu ciclista professionista tra il 1937 e il 1943. Buon dilettante (55 vittorie, a quanto pare più del coevo Bartali), dopo i Mondiali di Berna nel 1936 fece il suo esordio al Giro d’Italia dove vinse la seconda tappa, era il 9 maggio del 1937, sul traguardo di Acqui Terme e vestì la maglia rosa. 

La mostra è organizzata con il patrocinio della Fondazione Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, che, per l’occasione, porterà moltissimi cimeli raccolti nel prestigioso museo in provincia di Como. Alla cerimonia d’inaugurazione saranno presenti campioni del ciclismo moderno, come: Andrea Tafi, Evgenij Berzin, Franco Bitossi, Franco Chioccioli, Marco Giovannetti e Michele Bartoli.

Una curiosità: all’interno del museo del Ghisallo è esposta la più grande collezione di maglie rosa al mondo grazie al progetto “Giro for Ghisallo”, che ha permesso di recuperare ed esporre nella sala principale più di 50 maglie rosa originali, dagli anni ’30 ad oggi. La più antica è proprio quella di Bernacchi.

La mostra sarà aperta nei giorni martedi, giovedi e venerdi in orari 9-12 e 15-18; sabato e domenica in orari 10-12,30 e 16-19,30.

Ingresso libero.

Orari Mostra:

martedì, giovedì, venerdì  09.00-12.00 * 15.00-18.00

mercoledì                           09.00-12.00

sabato, domenica               10.00-12.30 * 16.00-19.30

Info: 0572.490057             gipsoteca@comune.pescia.pt.it

“Quirico Bernacchi professionista tra il 1937 e il 1943, deve una breve carriera alla sfortuna e alla guerra. Buon dilettante (55 vittorie, a quanto pare più del coevo Bartali), dopo i Mondiali di Berna nel 1936 fa suo esordio al Giro d’Italia dove vince la seconda tappa, è il 9 maggio del 1937. È un’edizione della corsa rosa piena di novità: prima cronosquadre (Viareggio-Marina di Massa), primo arrivo al Vigorelli (erede del leggendario Sempione), prima forma di assistenzialismo per gli isolati (finalmente liberi da problemi organizzativi). Come detto, sul traguardo di Acqui Terme (partenza da Torino) la spunta in volata e veste la maglia rosa, purtroppo per un solo giorno. La Parioli – diretta da Bruno Mussolini – non gli garantisce copertura e l’indomani cede il simbolo della leadership a tal Valetti, primo a Genova e vincitore dei due Giri successivi. Un infortunio lo costringe poi al ritiro.

La sfortuna appena accennata nel 1937, si fa viva in tutto il suo splendore l’anno successivo. La maglia non è più quella della Parioli, bensì quella della Gloria, il che comporta il trasferimento a Roma. La stagione è improntata sul Giro, peraltro avaro di campioni per via delle dispute tra Cougnet e l’Uvi, l’Unione velocipedistica italiana, che impone ai migliori atleti (Favalli, Bini, Bergamaschi, Bartali) di correre il solo Tour. Detto questo, durante le quattro tappe del Giro di Campania, per via dell’afa gli capita di bere da una pozzanghera maleodorante. Conclusa al quinto posto la corsa ma sconvolto dalla febbre scopre di aver contratto il tifo. Seguono sei mesi d’inferno, in cui rischia seriamente di rimetterci le penne. Il ritorno alle corse è complicato, il fisico non risponde come prima e nel lustro successivo raccoglie solo alcuni piazzamenti. Dopo la guerra è tentato dal ricominciare, in fondo ha solo 32 anni, ma le sensazioni non sono buone e lascia presto perdere.      

Si consola fondando una società (Delfino Pescia), presiedendo la locale sezione dell’Associazione Azzurri d’Italia, organizzando diverse kermesse in compagnia di Nino Recalcati. Vengono Coppi, Baldini, una volta perfino Anquetil.       
E senza la malaria del povero Fausto? Romeo Venturelli sarebbe sbocciato, vincendo di tutto; la San Pellegrino – in quanto squadra – diventata leggenda; e Quirico Bernacchi? Avrebbe venduto biciclette a marchio Coppi: «Era venuto da me a Pescia, nel novembre del ’59», racconta Quirico a Marco Pastonesi (nel suo Gli angeli di Coppi), «proponendomi di diventare suo distributore per la Toscana. A Pretti, suo socio nell’operazione, continuava a ripetere ‘Di Quirico, ci si può fidare’. Dovevamo rivederci l’8 gennaio del 1960 ma il 2, in bottega, via radio, non credetti alle mie orecchie».”

 


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