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Politica

Cambiamo il finale della 'Carmen', quando al ridicolo non c'è mai fine

sabato, 13 gennaio 2018, 00:07

“Cambiamo il finale della 'Carmen' per lanciare un messaggio contro la violenza sulle donne”. Queste le parole del sindaco di Firenze, Dario Nardella (nella foto) in previsione del maggio fiorentino prossimo venturo. Inizialmente abbiamo preso la cosa sul ridere, come buona parte di ciò che dice Nardella, e la abbiamo messa lì, senza dargli troppa importanza. Poi, però, ci siamo resi conto che avremmo commesso un errore. 

Ecco la grande capacità e volontà revisionista del partito democratico: un partito che, più passa il tempo, più fa a pugni con concetti impegnativi quali quelli di storia, di arte e di cultura. Stiamo parlando del partito in cui militano signori che pensano che i monumenti di epoca fascista dovrebbero essere abbattuti. Perché? Perché i monumenti risalgono ad un'epoca, il fascismo appunto, violenta e folle. Un po' come se noi proponessimo, visto che i Romani accettavano e si servivano della schiavitù, di bombardare il Colosseo. 

Il senso di quanto ha detto Nardella è praticamente nullo: un'opera artistica non può essere stravolta, non può essere cambiata per 'dare un messaggio di positività'. Un'opera artistica è frutto di un complesso studio storico, politico e sociale portato avanti dall'autore. Quale sarebbe il senso di tutto ciò? Perché esser costretti ad indossare occhialetti blu omologanti? Perché essere indotti a pensare ad un mondo meraviglioso in cui tutti siano felici e contenti? 

La risposta c'è e viene da lontano. Era il 2009, Silvio Berlusconi governava il Paese ed i ristoranti erano pieni. Era il periodo della lite con Gianfranco Fini, della casa di Montecarlo, della nipote di Mubarak, dell'evasione fiscale e del Caimano. Per tentare di uscire da un accerchiamento sempre più stringente l'ex cavaliere cominciò a parlare di odio e di amore, di bene e di male, Siamo nel momento in cui i berlusconiani se ne escono con frasi come “I telegiornali dovrebbero riportare notizie positive per incoraggiare la popolazione, non catastrofismi”. Un po' come era prassi durante la guerra del '15-'18 per l'esercito italiano insomma. 

Al netto di tutto, siamo di fronte, oltre che ad un'ignoranza sesquipedale da parte di chi si propone come classe dirigente per il nostro povero Paese, all'ennesima arma di distrazione di massa. La questione è semplice: sei un politico di una certa importanza (non perché tu abbia un qualche spessore, ma perché, chissà come, sei il sindaco di una grande città), fai una dichiarazione un po' strana o sopra le righe, ti prendi i titoloni dei giornali, rubi la scena, vai sotto i riflettori. Perché? 

Per lo stesso motivo per cui, per giorni, ci ritroviamo a parlare dell'albero Spelacchio o del congiuntivo di Luigi Di Maio: per distrarre l'opinione pubblica. Distrarla da cosa? Dal freddo siberiano di questi giorni? Dal buco nell'ozono che sembra richiudersi? Dal fatto che un imprenditore è stato informato in anticipo riguardo la sorte di un certo decreto da un politico compiacente e dal fatto che, per questo motivo, tale imprenditore ha guadagnato circa 600.000 euro? Vedete un po' voi. 

Il 4 marzo si avvicina. La tentazione sarebbe quella di andare al mare, lo comprendiamo bene. Cerchiamo di evitarlo. Vorrebbe dire che, anche a questo giro, hanno vinto loro.

 

Lorenzo Vannucci


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