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Rubriche : una finestra su Roma

Piazza San Pietro come Calcutta

mercoledì, 19 giugno 2019, 12:15

di barbara ruggiero

Guardate queste foto. Al calar del sole, in piazza San Pietro, a Roma, decine e decine di senzatetto di ogni nazionalità stendono il loro accampamento notturno nel colonnato del Bernini. Si preparano alla notte, circondati da lattine di birra e da rifiuti di ogni tipo. C’è chi si fa una mini camera con tende e cartoni, chi allestisce un giaciglio matrimoniale. A pochi passi stazionano le camionette delle forze dell’ordine, i militari coi mitra sono lì per sicurezza, non è compito loro fermare il degrado. I turisti, i pellegrini guardano e vanno oltre.

Ecco come è ridotta la piazza più famosa del mondo. Ecco come vengono accolti e “integrati” i disperati che arrivano in Italia e che si radunano vicino al faro della cristianità.

Il comune, lo stato italiano non possono fare nulla, perché qui siamo in territorio vaticano. E’ al comune di Roma però che spetta, la mattina dopo, ripulire tutto, togliere cartacce, bottiglie, resti di cibo.

La gendarmeria vaticana, appena due anni fa, con un blitz da tanti contestato, “ripulì” la piazza e fece allontanare tutti. Si gridò allo scandalo. Ma come ha potuto Bergoglio, che ogni giorno predica il dovere di accogliere tutti i migranti, permettere la cacciata dei derelitti dal loro pubblico dormitorio?

Lo fece. Il punto di non ritorno fu un video, pubblicato da tutti i media, che mostrava un senzatetto sudamericano intento ad urinare tra i pilastri marmorei del colonnato della Basilica. Montò rabbia e indignazione perché quell’uomo, in un solo gesto, aveva sfigurato più di cinque secoli di storia, arte, cultura e spiritualità.

A distanza di quasi due anni, tutto è tornato come prima: bivacchi, zuffe, clochard stranieri perennemente ubriachi all’ombra della cupola più spettacolare del mondo.

Ed è proprio il colonnato di San Pietro, ancora una volta, a darne dimostrazione tangibile. Anche se servizi igienici e docce, pochi per la verità, sono a pochi metri di distanza, il propileo si conferma una toilette all’aperto. E così alle cinque del pomeriggio, passeggiando lentamente e contemplando l’immensità della Basilica, con la piazza gremita di pellegrini e visitatori, si nota su una delle colonne addirittura un escremento umano probabilmente appena “espulso”. E non solo, non è difficile imbattersi in scarti alimentari in putrefazione e tutto quello che occorre ai barboni per allestire il proprio giaciglio: soprattutto cartoni, ma anche tende, stuoini e lenzuoli. Alcuni di loro sono posteggiati nei pressi della Santa Sede da tempo. C’è chi dorme, chi beve alcol e chi chiede l’elemosina. Molti sono a torso nudo, viste le temperature record della stagione. Pochissime le macchinette che distribuiscono acqua.

Ma il peggio deve ancora venire. E’ al tramonto, quando le luci si abbassano e i pellegrini se ne vanno, che la situazione precipita. Le vie attorno a San Pietro cambiano fisionomia e compaiono i mini-accampamenti. Sono abitati da “200 persone, di cui 150 dormono sotto il colonnato e le altre sparpagliate nelle aree limitrofe”, racconta un clochard. La convivenza, però, non è affatto pacifica. Uno degli accampati sotto uno dei due portici di via della Conciliazione confida che, dall’altro lato, “è pieno di ubriachi litigiosi” che spesso finiscono col prendersi a “bottigliate di vetro in testa”. Ma l’ebbrezza alcolica può diventare pericolosa anche per i passanti: “le ragazze vengono spaventate, e anche minacciate coi coltelli”, spiega un abitante abituale che ha lì il suo ricovero. In effetti, dopo pochi passi, si sente un grido levarsi da un giaciglio: “bocchinara!”, urla un dormiente alla vista di una donna che cammina di fretta, perché in questi portici-dormitorio è bene non sostare e, se proprio li si deve attraversare, è meglio farlo rapidamente. Dal tramonto all’alba è il loro territorio, se ci passi lo invadi.

Si è tanto osannato papa Francesco quando fece installare in piazza san Pietro qualche bagno, docce e un barbiere per i senzatetto. Ma è ovvio che non bastano. Come non basta il dormitorio per 34 uomini aperto a pochi metri nel 2015 e dove si può pernottare per un massimo di 30 giorni. O i 50 posti letto per le donne dentro il Vaticano.

Non basta nulla. Arrivano a frotte, con un passaparola continuo. Racconta un abitante del quartiere: “Prima di papa Francesco, piazza san Pietro e via della Conciliazione erano interdette ai bivacchi, ai giacigli di fortuna. Bergoglio ha voluto offrire i portici e il colonnato del Bernini ai senzatetto, come riparo. Ma allora doveva arrivare fino in fondo: aprire ai disperati lo stato Vaticano che invece notte e giorno è serrato, col portone presidiato dalle guardie svizzere. Doveva permettere di allestire tende nei giardini vaticani, dove lo spazio è tanto, visto che coprono ben due terzi del territorio. Ma quelli sono uno dei luoghi più esclusivi del mondo, visitabili solo a pagamento. Come rinunciare ai soldi di milioni di turisti?”. Già, come rinunciare? Se davvero la chiesa volesse mettere in pratica le parole di Bergoglio, dovrebbe cambiare uso a migliaia di palazzi e alberghi. Il Vaticano in Italia possiede il 20 per cento degli immobili, a Roma ha 273 strutture ricettive con oltre 13.000 posti letto, un giro d’affari miliardario esente Imu. La carità si ferma di fronte al business.


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