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Rubriche : lettere alla gazzetta

Caro direttore, stavolta no

venerdì, 16 agosto 2019, 09:07

di lorenzo vannucci

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta inviata al direttore (ir)responsabile Aldo Grandi dal collega e collaboratore Lorenzo Vannucci:

Caro direttore, caro Aldo,

è da 28 mesi che collaboro per questo giornale. Sono stati 28 mesi in cui ho avuto, grazie alla libertà che mi hai lasciato, la possibilità di crescere da un punto di vista personale e professionale e mi è stato concesso, caso raro per un giornalista di ventiquattro anni, di scrivere anche alcuni articoli di opinione. Ho utilizzato questo tempo, oltre che per imparare, per ritagliarmi una notorietà sicuramente utile per chi vuole fare questo lavoro. In tutto il tempo per cui io ho lavorato con te e per te ho però deciso di rispettare un limite: quello di non fare caso a ciò che tu, legittimamente e giustamente, scrivevi nei tuoi editoriali. 

Con quale diritto, d'altra parte, avrei dovuto occuparmi di questo? Da una parte il giornale è tuo: cosa mai posso venire a sindacare? Tu sei il direttore, a casa propria ognuno fa, dice e pensa quello che vuole. E dall'altra io, quando ci siamo conosciuti, chi ero? Ero "uno dei tanti che hai visto, e chissà quanti ne vedrai", per prendere in prestito le parole di De Gregori. Cosa mai avrei potuto dire o fare? Oltretutto il nostro è un mestiere nel quale, se vuoi diventare qualcuno, bisogna cogliere l'occasione che ti viene offerta, soprattutto quando questo vuol dire avere una assoluta garanzia di scrivere ciò che si vuole senza il neppur minimo condizionamento.

Poi però è successo che il tempo è passato. Non solo sono diventato, soprattutto grazie a te, un giornalista. Ma, con il tempo, i nostri lettori hanno cominciato ad associare il mio nome a "La Gazzetta di Pistoia". Questo vuol dire essere chiamato, talvolta, a rispondere di quello che si trova scritto nel nostro giornale, anche se l'autore del pezzo non sono io. Per questo motivo mi sento di inviarti queste righe: perché, a fronte di un articolo così forte come il tuo ultimo, sento, intimamente e dentro di me, la necessità di risponderti. E di farlo, pur pubblicamente, con tutto il rispetto e l'amicizia che ci siamo dimostrati in questi anni. 

Ho letto l'articolo "1,10, 100, 1000 Matteo Salvini". L'ho letto e mi ha colpito: mi ha colpito perché mi capita raramente di essere in disaccordo con un testo dal suo inizio alla sua fine. Tu dici che - ti cito - il mondialismo e gli organismi sovranazionali dell'Europa non potevano tollerare che un popolo come quello italiano, indipendente, ingestibile, insofferente, potesse minacciare i loro disegni di egemonia totalitaria. Ma cosa c'entrano tutti questi soggetti, che potremmo diffusamente definire poteri forti, con la crisi di Governo in cui oggi si trova l'Italia? Forse che è arrivata da Bruxelles una qualche lettera che richiamasse il nostro Paese a determinati vincoli economici? No, non è successo questo. È successo che Matteo Salvini vuole, legittimamente, incrementare il proprio peso politico. Che colpa ne hanno le elites mondialiste se il nostro Ministro dell'interno vuole una pattuglia di cento parlamentari in più?

Tu scrivi che nessuno si preoccuperà del popolo italiano. Popolo italiano che, a tuo avviso, si è pronunciato contro la costante migrazione di musulmani, africani e popoli di varie etnie. Ma quando il popolo italiano ha fatto questo? Certo non lo ha fatto il 4 marzo 2018, quando la Lega ha ottenuto il 17 per cento dei consensi. E certo non lo ha fatto alle ultime elezioni europee, quando la Lega è si divenuta il primo partito nel Paese ma, contestualmente, il numero di votanti è drasticamente calato, almeno del 20 per cento. I voti che la Lega ha ottenuto alle elezioni di maggio sono stati circa 8 milioni e 200 mila. Considerando che nel nostro Paese siamo circa 60 milioni, come e dove si manifesta quella maggioranza silenziosa di cui parli che, con il proprio voto, sarebbe favorevole alle politiche di Matteo Salvini? 

Tu dici che il decreto sicurezza bis è voluto dalla maggior parte del Paese. Da cosa lo evinci? La maggior parte delle persone oggi é contraria a tornare alle urne, perché spaventata dal possibile aumento dell'IVA. E allora: quale sarà la più grande preoccupazione degli italiani oggi? Sarà quella del migrante, dello straniero e del forestiero o quella secondo cui, per colpa di una classe politica che pensa solamente al proprio consenso ed al proprio tornaconto, è possibile che il costo della vita torni a salire? Ed è incontestabile affermare che, se ciò accadesse, la colpa sarebbe da addebitarsi unicamente all'irresponsabilità con cui il nostro Ministro dell'interno sta gestendo questa crisi istituzionale da lui voluta. 

Tu, direttore, individui in Matteo Salvini l'argine ad una certa deriva multiculturalista di cui ritieni che sia affetta la nostra società. Ma ammesso e non concesso che questo pericolo sia reale, cosa ha fatto Matteo Salvini in diciotto mesi di Governo? Cosa ha fatto oltre ai due decreti sicurezza? Come il nostro Ministro ha protetto gli interessi nazionali? Ha forse combattuto la Mafia, o ha minacciato giornalisti e scrittori che l'hanno vista da vicino di togliere loro la scorta perché lontani dal suo pensiero? Ha forse combattuto l'evasione fiscale e le lobbies della finanza o ha cercato di tessere rapporti, di cui non conosciamo la natura, con paesi stranieri come la Russia di Vladimir Putin? Ha forse investito sul nostro Paese permettendo lo sviluppo della ricerca e dell'istruzione o ha preferito tagliare quei pochi fondi disponibili per finanziare misure economiche che, stando ai dati che abbiamo ad oggi, si rivelano alla stregua di una semplice propaganda? 

Come, secondo te, direttore, Matteo Salvini può essere preso ad esempio di coerenza? Nelle ultime settimane ha annunciato di voler andare subito al voto per avere un Governo del si, di essere disponibile al taglio dei parlamentari se poi fossero subito seguite libere elezioni e, da ultimo, di non trovare affatto disdicevole una riappacificazione con il M5S. Dove sta la verità? Cosa pensa e cosa vuole davvero Matteo Salvini? E se queste giravolte le avesse fatte Renzi o un qualsiasi altro politico tu, direttore, quanto lo avresti massacrato dalle stesse colonne dello stesso giornale attraverso cui, oggi, ci stiamo scrivendo? Perché Salvini può permettersi incongruenze su incongruenze? Non passa giorno ormai in cui Salvini non debba smentire Salvini perché Salvini ha detto una cosa diversa da Salvini, dissociandosi da se stesso. Davvero noi possiamo permettere che questo accada senza muovere un dito, ma anzi battendo le mani perché, magari, concordi con la sua linea politica? 

Vado a concludere: ti ricordi, direttore, cosa mi hai detto la prima volta che ci siamo sentiti per telefono ventotto mesi fa? Mi hai detto: "per il mio giornale cerco gente che rompa i coglioni". Un invito a nozze per quel che mi riguarda. Ma allora, come funziona? Il pelo lo facciamo solamente a chi porta avanti idee ed istanze lontane dal nostro modo di pensare? Chi dice cose a noi favorevoli ha una sorta di salvacondotto? In virtù di cosa? Del fatto che qualcuno più di altri soffi sul fuoco di paure e timori che, per la sensibilità che abbiamo, sono forti e vigili nel nostro animo? Non dovremmo trattare i politici egualmente, senza risparmiare nulla a nessuno, senza fare sconti, senza aver paura di criticare anche chi porta avanti battaglie che, legittimamente, possiamo ritenere giuste? Capisci perché per me, stavolta, è impossibile rimanere indifferente? Perché non solo non sono d'accordo con quello che tu vedi come pericolo, ma ritengo oltremodo pericoloso riporre le speranze in una figura che ha fatto dell'inaffidabilità il proprio credo politico. E, lo dico con rispetto, non voglio essere associato a questa tua, del tutto legittima, presa di posizione. 

Sono estremamente interessato a cosa mi risponderai, se avrai voglia di farlo. Sappi comunque che, per ciò che mi riguarda, queste righe non spostano di un centimetro la professionalità e la dedizione che credo di aver sempre dimostrato nei tuoi confronti. 

Risponde Aldo Grandi: pubblico volentieri questa tua lettera, caro Lorenzo, perché, come hai detto, le Gazzette sono sempre state e sempre saranno una palestra di libertà. Ti risponderò in maniera più articolata appena possibile, soprattutto, perché ritengo necessario fare chiarezza, ma anche perché non voglio limitare l'impatto della tua lettera che merita di essere letta con attenzione ed elaborata. Nell'attesa, avendoti chiesto di seguire Salvini alla Versiliana e a Marina di Massa, ti ho già in parte risposto. Nei giornali tradizionali, quelli cosiddetti politically correct o all'inglese, chi segue la sinistra non segue la destra e viceversa. Questo per opportunità di vario genere. Bene, noi, al contrario, ce ne freghiamo e a te che la pensi diversamente da Salvini, chiedo di fare articoli oggettivi proprio su di lui e sulla Lega in merito a due eventi che si terranno domenica prossima. Come vedi, più liberi di così... Trovami qualche altro giornale che pratichi la stessa regola e conceda la medesima libertà e voglia di far crescere i giovani. Farai fatica e non riuscirai a trovarne alcuno. Di questo sono certo.


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